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Caucaso:
l’Ostpolitik dell’Abkhazia sovrana |
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L’Abkhazia non si accontenta: “non ci
interessano le azioni unilaterali. Non vogliamo essere solo riconosciuti.
Siamo pronti a dialogare e a cooperare con l’Ucraina, la Bielorussia e
gli altri Paesi della Comunità degli Stati indipendenti”. Lo ha detto
ieri il presidente della repubblica Sergej Bagapsh. In Bielorussia il
riconoscimento è competenza del Parlamento, ma al momento pare che la
faccenda non sia all’ordine del giorno. Mesi addietro sembrava fosse una
questione impellente: una delegazione di Minsk è stata in entrambe le
repubbliche, Abkhazia e Ossezia del Sud, per esaminare da vicino la
questione e riferire a chi di dovere. Per qualche giorno, stando alle
agenzie...
29.04.2010 RINASCITA
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| Caucaso:
vicini da controllare a vista |
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Oggi a Strasburgo si incontrano il capo
della diplomazia russa Sergej Lavrov e il presidente dell’Assemblea
parlamentare del Consiglio d’Europa Mevlüt Çavusoğlu: all’ordine del
giorno gli impegni di Mosca verso Bruxelles, i rapporti russo-georgiani,
la situazione in Russia e in Bielorussia. “So che le relazioni tra i due
Paesi – ha detto Çavusoğlu – sono buone. Vorrei avvicinare la
Bielorussia a noi”. Sembrerebbe una provocazione, visto che tra Mosca e
Minsk ultimamente ci sono evidenti divergenze, a cominciare dalla
diversa presa di posizione di fronte ai fatti kirghisi. Potrebbe però
essere il momento giusto per far pressione su Lukashenko e farlo
finalmente cedere alle attenzioni dell’Occidente, che da tempo corteggia
l’indeciso leader.
Tra gli argomenti trattati, uno in
particolare dovrebbe catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica,
per le conseguenze che possono avere le decisioni prese a proposito: i
rapporti tra Russia e Georgia, compresa la questione di Abkhazia e
Ossezia del Sud.
Giorni fa a Lussemburgo i ministri degli
Esteri dei 27 hanno deciso che è ora di estendere alle due repubbliche
indipendenti, “territori georgiani occupati” per qualcun altro, il
mandato della missione di monitoraggio EUMM-Georgia. I governi di Sukhum
e Tskhinval non ne vogliono sapere: questa è la loro decisione e va
rispettata, del resto sono Paesi sovrani, all’occorrenza il Cremlino,
che li ha riconosciuti, lo ricorda senza esitazione. Se la diplomazia
europea andrà avanti nel suo proposito, avremo un problema. Si verrebbe
a creare una tensione che potrebbe scatenare ancora una volta un
conflitto.
La situazione nel frattempo è tutt’altro
che tranquilla: la polizia di frontiera russa, che da un anno fa la
guardia ai confini tra Abkhazia e Georgia (accordo Mosca-Sukhum
dell’aprile 2009), non esclude che Tbilisi possa avere in mente di
tornare alla carica. Il capo del servizio frontaliero nella regione di
Gali, Vladislav Vasin, ha detto ieri che “i servizi segreti georgiani
sono attivi nella regione, tentano di bucare il sistema di difesa della
frontiera abkhaza, anche se per ora non ci sono scontri”. I guardiani
russi però, professionisti di altissimo livello, sono sempre pronti ad
intervenire, avverte Vasin. Basta dar loro l’occasione. Del resto, prima
dell’intervento della Guardia di frontiera russa nella regione di Gali,
le forze di pace subivano spesso gli attacchi georgiani, cosa che non
accade quasi più.
Stando ai dati del Servizio federale,
l’anno scorso sarebbero state arrestate più di 700 persone per aver
tentato di varcare illegalmente la frontiera abkhaza. Ne ha dato notizia
il portavoce del Servizio federale russo per la protezione delle
frontiere Vasilij Malaev.
I pericoli avvertiti non si limitano però
solo alle incursioni terrestri: da maggio 2009 i droni georgiani
avrebbero violato lo spazio aereo abkhazo più di 40 volte, ha fatto
sapere lo stesso Malaev. Tra persone arrestate e nascondigli nei pressi
della frontiera, il Servizio federale avrebbe sequestrato oltre 8.000
munizioni, un lancia razzi antiaereo, un centinaio di granate da mortaio,
altrettante mine antiuomo, 20 bombe ad uso aereo, più di 400 chili di
esplosivo e una quindicina di dispositivi per il sistema lanciarazzi
multiplo Lars. Un piccolo arsenale bellico.
L’Ue dovrebbe tener conto anche di questi
dettagli quando affronta il caso in questione, visti i trascorsi
impetuosi dell’amica Georgia.
28.04.2010 RINASCITA
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Il bolivarismo si
affaccia in Abkhazia |
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Vladimir Putin questo venerdì era a
Caracas per incontrare il líder bolivariano Hugo Chávez, che nella
schiera degli alleati del Cremlino può essere considerato tra i più
affidabili e di maggior rilievo da un punto di vista strategico.
Firma di accordi presi in passato e intese
su quelli futuri. Qualche parola a quattrocchi anche con il presidente
della Bolivia Evo Morales.
Affari e alleanze a parte, che possono
sempre contare sul forte reciproco interesse – armi, tecnologie e soldi
di Mosca contro l’immenso sbocco commerciale e il notevole bacino di
potenziale consenso politico nell’emisfero occidentale che rappresenta
il Sudamerica – l’occasione si è prestata per tornare a parlare di
Caucaso. Una regione relativamente piccola e circoscritta sulla quale
convergono gli interessi mondiali: oleodotti e gasdotti dall’Asia
all’Europa, conflitti epici come quello del Nagorno-Karabakh e tutte le
infinite vicende che riguardano il separatismo.
Quelli di Abkhazia e Ossezia del Sud non
sono gli unici, ma si tratta di due casi emblematici su cui recentemente
si è tornati a fissare lo sguardo dopo il bombardamento su Tskhinval da
parte del governo georgiano. I due piccoli Stati caucasici sono stati
riconosciuti dalla Russia, dal Nicaragua, dal Venezuela e da Nauru,
repubblica nel Pacifico. Fece molto scalpore Chávez, quando nel
settembre del 2009 in visita al Cremlino non solo dichiarò il
riconoscimento dei governi di Sukhum e Tskhinval, ma promise il suo
impegno per garantire successo al processo internazionale di
riconoscimento.
Alla vigilia dell’arrivo di Putin in
Venezuela il capo della diplomazia abkhaza Maksim Gundzhia ha detto di
aspettarsi a breve il riconoscimento dell’indipendenza del Paese da
parte di Ecuador e Bolivia, perché hanno un’attitudine positiva nei suoi
confronti. Per quanto riguarda il governo di Quito, quest’ultimo ha già
ricevuto una proposta scritta in tal senso da parte delle autorità di
Sukhum, così come aveva chiesto lo stesso leader ecuadoriano Rafael
Correa: se dall’Abkhazia ci perverrà una richiesta formale, noi la
prenderemo seriamente in considerazione. Tutto ciò è accaduto circa un
anno fa, di tempo per pensare ce n’è stato a sufficienza: sarebbe pure
ora di emettere un verdetto. Anche perché nel frattempo una delegazione
abkhaza è stata in America Latina per ricordare che c’è una faccenda in
corso: Venezuela, Argentina, Cile, Bolivia e Ecuador sono state le tappe
della tournée.
Prossimamente sarà lo stesso presidente
della repubblica d’Abkhazia Sergej Bagapsh a trasvolare l’Oceano per
fare visita ai colleghi centro e sudamericani. Maggiori dettagli si
sapranno tra una decina di giorni, quando il ministro degli Esteri del
Nicaragua sarà nella capitale abkhaza Sukhum.
Bagapsh, che è stato rieletto per la
seconda volta alla guida del Paese lo scorso dicembre, è ottimista, è
convinto che questo, il 2010, sia l’anno dell’Abkhazia: nel prossimo
futuro egli si aspetta il riconoscimento da parte di governi dell’Asia,
Vicino Oriente e appunto dell’America Latina e caraibica (in particolare
dai membri dell’Alba). L’ennesimo sì potrebbe arrivare a breve da Kiev,
forse in virtù del fatto che là di recente è stata fatta piazza pulita
della vecchia nomenclatura orangista.
Il presidente abkhazo ci tiene a
sottolineare che la sua amministrazione ha sempre sostenuto Janukovich e
la sua politica. Non esclude che tra Russia, Ucraina, Bielorussia,
Abkhazia e Ossezia del Sud possa essere costituita una forma determinata
di unione economica. Da parte sua, Bagapsh ha espresso la massima
disponibilità ad andare incontro agli investitori ucraini, che
sembrerebbero interessati alle preziose occasioni nel turismo, trasporti
e telecomunicazioni che offre la repubblica caucasica, già ribattezzata
“gioiello del Mar Nero”.
02.04.2010
RINASCITA
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