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La
Russia installa una base militare in Abkhazia |
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Un accordo tra la Russia e l’Abkhazia, per
una base militare unificata russa in Abkhazia, è stato firmato mercoledì
al Cremlino, dopo i colloqui tra i presidenti russo e abkhazo, Dmitrij
Medvedev e Serghej Bagapsh.
Il documento disciplina le modalità di uso
e di funzionamento della base per i seguenti scopi: "insieme con le
forze armate dell’Abkhazia, difendere la sovranità e la sicurezza della
Repubblica, compresa la lotta contro formazioni del terrorismo
internazionale", e definisce l’utilizzo dei terreni e di altri beni,
così come lo status del personale della base e dei membri delle loro
famiglie.
Della durata di 49 anni, questo accordo
sarà automaticamente rinnovato ogni 15 anni.
22.02.2010
voltairenet
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Caucaso: le tre
giornate di Mosca per la rinascita dell’Abkhazia |
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Si è conclusa ieri la visita ufficiale a
Mosca del presidente dell’Abkhazia Sergej Bagapsh. Tre giornate di
lavoro con il leader russo Dmitrij Medvedev che hanno portato alla
conclusione di intese fondamentali per il processo indipendentista della
repubblica caucasica.
Una in particolare ha destato l’attenzione
dei mezzi di informazione e non solo. Mercoledì, Bagapsh e Medvedev
hanno sottoscritto al Cremlino un accordo per la costruzione di una base
militare russa sul territorio abkhazo “per difendere, insieme alle Forze
armate di Sukhum, la sovranità e la sicurezza della repubblica, inclusa
la lotta al terrorismo internazionale”.
L’accordo è valido per 49 anni e
prorogabile automaticamente per altri 15. Un documento complementare
agli accordi bilaterali dell’aprile 2009 che prevedono la difesa
congiunta delle frontiere abkhaze.
Alcune testate europee hanno riportato la
notizia titolando: “La Russia e la regione ribelle dell’Abkhazia hanno
firmato oggi un patto che consente a Mosca di costruire una base
militare in territorio abkhazo, aumentando la dipendenza dal suo
sostenitore e le tensioni con Tbilisi, capitale della Georgia”. Chiamare
“regione ribelle” una repubblica indipendente riconosciuta dai governi
di Russia, Venezuela, Nicaragua e Nauru (stesso discorso vale per
l’Ossezia del Sud), non fa onore alla stampa, che mai userebbe questa
maniera di esprimersi nei confronti del Kosovo, riconosciuto da neanche
un terzo dei Paesi che costituiscono la comunità internazionale.
Stesso discorso possiamo farlo per la Nato
e il modo con cui, attraverso la sua portavoce Carmen Romero, ha
commentato il fatto: “l’Alleanza considera illegittimi gli accordi
conclusi tra la Russia e i territori georgiani”. Qui non si parla
neanche di “regione ribelle”, ma di “territori georgiani”, che per
Tbilisi, Washington e Bruxelles sono “occupati militarmente” dalle
truppe di Mosca.
E’ evidente che più passa il tempo, più la
piccola repubblica caucasica diventa per gli attori internazionali un
terreno di confronto-scontro che le tavole rotonde di Ginevra
difficilmente riusciranno a risolvere.
A proposito di Bagapsh. Il ministro
georgiano degli Esteri Grigol Vashadze lo scorso settembre ha detto alla
stampa di Tbilisi che prima o poi il “criminale Bagapsh” dovrà finire
dietro le sbarre. Questo perché il leader abkhazo aveva precedentemente
dichiarato che se le navi da guerra georgiane avessero violato le acque
territoriali abkhaze, la Marina militare di Sukhum le avrebbe affondate.
E così Vashadze, al quale il nostro
ministro Frattini ha di recente promesso il pieno sostegno dell’Italia
alla causa dell’integrità territoriale, vuole che venga messo in
prigione un alleato fidato, un amico del Cremlino, per aver fatto il suo
dovere di capo di Stato: chiedere con fermezza il rispetto della
sovranità ad un governo, quello di Tbilisi, che nell’agosto del 2008 ha
bombardato la repubblica dell’Ossezia del Sud, per reclamarne la
proprietà.
18.02.2010 RINASCITA
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Georgia/ Medvedev:
Saakashvili persona non grata per Mosca - Guerra Caucaso agosto 2008
compromise definitivamente rapporti
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Mosca, Il presidente russo Dmitri Medvedev ha definito il collega
georgiano Mikheil Saakashvili "persona non grata". Per il leader del
Cremlino, tuttavia nei confronti di Tbilisi non c'è astio: "Faremo
tornare alla normalità e completamente le relazioni con la Georgia,
prima o poi, ne sono sicuro. Non vi è altro modo. Ma io personalmente
non avrò a che fare con l'attuale presidente georgiano. Lui è un persona
non grata per la Russia", ha detto Medvedev in una conferenza stampa
congiunta con il presidente abkhazo Sergei Bagapsh a Mosca.
La guerra nel Caucaso dell'agosto 2008 sembra aver
compromesso definitivamente e in maniera indelebile le relazioni tra il
vertice russo e il presidente georgiano. In seguito al conflitto, nel
settembre 2008, Medvedev ha riconosciuto l'indipendenza di Ossezia del
Sud e Abkhazia. Vennero inoltre sospese le relazioni diplomatiche tra
Mosca e Tbilisi.
17.02.2010 Apcom-Nuova Europa
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Mosca, paciere nel
Caucaso |
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Il leader russo Dmitrij Medvedev si è
congratulato con Sergej Bagapsh (foto, nel manifesto è scritto: Pace!
Libertà! Indipendenza!) per il suo insediamento in qualità di presidente
della repubblica di Abkhazia (www.abkhaziagov.org) e ha promesso il
sostegno di Mosca al processo di ricostruzione del Paese. “Oggi – si
legge nel messaggio di Medvedev pubblicato ieri sul sito del Cremlino (www.kremlin.ru)
– l’Abkhazia si sta sviluppando come uno Stato democratico, che realizza
delle riforme sociali ed economiche, che tesse dei rapporti
internazionali. Il consenso del popolo, che L’ha rieletta presidente, è
un invito a proseguire l’immenso e responsabile lavoro nel quale Lei
mette tutte le sue forze”.
Eletto per la prima volta nel 2004,
Bagapsh è stato riconfermato il 12 dicembre scorso con oltre il 60 per
cento dei voti in quelle che sono state le prime elezioni nell’Abkhazia
riconosciuta indipendente da Russia, Nicaragua, Venezuela e Nauru.
Questa del capo del Cremlino andrebbe
accostata ad un’altra dichiarazione, del ministro italiano degli Esteri
Franco Frattini. Circa una settimana fa il titolare della Farnesina,
ricevendo il suo omologo di Tbilisi Grigol Vashadze, ha detto che
l’Italia conferma il “completo sostegno” all’integrità territoriale
della Georgia. Proprio come, con toni più marcati, affermano i vertici
di Washington: Obama, Biden e Clinton. Loro però non puntano ad una
cooperazione strategica con Mosca, cosa che invece sembrerebbe essere
una priorità per l’Italia: così ha sempre detto Berlusconi e lo ha
riconfermato al vertice bilaterale del 4 dicembre scorso.
Circa due decenni fa, l’Abkhazia e
l’Ossezia del Sud si sono dichiarate indipendenti dal governo di Tbilisi,
che tuttora le considera territori sotto occupazione militare russa.
Dopo aver respinto, nell’agosto del 2008, l’aggressione georgiana sulla
capitale sud-osseta Tskhinval, Mosca ha ufficialmente riconosciuto le
due repubbliche, ha instaurato con loro relazioni diplomatiche e avviato
una cooperazione su tutti i fronti, assicurando sostegno incondizionato.
È sufficiente accennare a questa
divergenza di vedute per percepire che qualcosa non va. Potremmo prima
di tutto chiederci se il nostro governo ha presente che nelle due
posizioni, quella nei confronti della Russia e quella rispetto alla
Georgia, c’è una irriducibile incongruenza.
In ogni caso, dal 16 al 18 febbraio, il
presidente Bagapsh sarà ospite al Cremlino del suo collega Medvedev per
una visita ufficiale tra capi di Stato. Vediamo se questa volta alla
Farnesina recepiranno il messaggio. Se e quali commenti avranno da fare.
12.02.2010 RINASCITA
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L’Italia e la
politica del Caucaso |
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Un passo avanti e due indietro. È così che
la politica estera italiana sembra procedere. A giudicare dai fatti,
dalle dichiarazioni, si direbbe che le prese di posizione della
Farnesina non seguano un principio del tutto coerente.
L’Italia conferma il “completo sostegno”
all’integrità territoriale della Georgia. Lo ha dichiarato il capo della
nostra diplomazia Franco Frattini (nella foto con il ministro russo
degli Esteri Lavrov), dopo aver incontrato a Roma il suo omologo
georgiano Grigol Vashadze. Il ministro Frattini ha assicurato al suo
collega di Tbilisi che farà giungere agli amici russi un messaggio circa
la “necessità di portare avanti i colloqui di Ginevra” intrapresi dopo
la guerra dell’agosto 2008, quella scatenata dalla Georgia: ormai su
questo non dovrebbero esserci più dubbi. Del resto la commissione
internazionale presieduta dalla diplomatica svizzera Heidi Tagliavini si
è pronunciata proprio in questo senso. Prossimamente avremo il parare
anche della Corte dell’Aja.
“Il processo di Ginevra – ha detto Frattini – deve continuare perché è
il luogo dove si possono trovare le formule giuste per rassicurare la
Georgia senza agire contro la Russia”.
Che in quel contesto si possano trovare
delle formule giuste non andrebbe dato troppo per scontato. Certo è che,
viste le premesse, si tratterà di formule vuote, prive di qualsiasi
efficacia. Frattini sostiene che in virtù dell’amicizia storica con la
Georgia e delle eccellenti relazioni bilaterali con Mosca, l’Italia può
avere un ruolo determinante nel sistemare la faccenda.
A proposito della Georgia il ministro ha
parlato di amicizia storica. Sulla Russia si è limitato a sottolineare
le eccellenti relazioni bilaterali, gli affari. In effetti è probabile
che dopo queste sue ultime dichiarazioni, se da parte del Cremlino c’era
un sentimento di amicizia nei nostri confronti, ora non c’è più.
Bisognerebbe chiedere all’onorevole ministro se è a conoscenza degli
ultimi sviluppi sulla questione in oggetto. L’Abkhazia e l’Ossezia del
Sud, un tempo sotto Tbilisi, sono ora due repubbliche indipendenti che
Russia, Nicaragua, Venezuela e Nauru hanno riconosciuto come tali. Mosca
in particolare ha concluso degli accordi con entrambi le repubbliche
separatiste, in virtù di uno di questi accordi (della durata di 49 anni),
basi militari russe sono sul posto, a difesa della sovranità e integrità
di Abkhazia e Ossezia del Sud. Nelle capitali dei due Stati caucasici,
Sukhum e Tskhinval, il presidente Medvedev e il primo ministro Putin si
sono recati più volte in visita ufficiale per garantire la lealtà delle
proprie intenzioni: l’alleanza è salda e il Cremlino non fa passi
indietro. Sui siti ufficiali dei due presidenti Sergej Bagapsh (www.abkhaziagov.org,
disponibile anche in inglese) e Eduard Kokojty (http://presidentrso.ru)
oltre che sull’agenzia di stampa russa Ria Novosti (www.rian.ru,
disponibile in 10 lingue) è possibile seguire gli sviluppi di queste
vicende. È sufficiente anche una consultazione non troppo approfondita
per rendersi conto di come stanno le cose.
Dichiarazioni come quelle di Frattini, in
tutto identiche a quelle del segretario di Stato Usa Hillary Clinton e
del vice presidente Joe Biden, probabilmente a Mosca verranno prese come
un brutto scherzo, come l’ennesimo scivolone della diplomazia italiana.
O forse saranno in grado di percepire l’accaduto come la scelta
obbligata di un Paese stretto tra gli obblighi e le pressioni atlantiche
da una parte ed europee dall’altra. In quel caso, capaci anche di
compassione, sapranno come incoraggiare l’Italia ad una maggiore
lucidità: affari, gas e petrolio.
Resta però un fatto curioso. Frattini ha
confermato “il sostegno completo ad un principio fondamentale che è
quello dell’integrità territoriale della Georgia”. Perché questo
principio non è altrettanto fondamentale se si tratta della Serbia e del
Kosovo? Il nostro ministro dovrebbe andare a Belgrado e spiegare ai
serbi per quali ragioni dovrebbero rinunciare alla loro integrità
territoriale. Potrebbero sempre ravvedersi.
08.02.2010
RINASCITA
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